Piazza San Francesco, 1, Bologna (Bologna)
Laboratorio / Atelier
La Basilica di San Francesco, nel centro di Bologna, domina la piazza alla quale dà il nome. Al civico 1, un palazzo residenziale custodisce le stanze dove un sogno si è trasformato in realtà: Cecilia Gerosa, l’architetto che come regalo di laurea chiese ai genitori una macchina per cucire, ha aperto qui il suo atelier di abiti da sposa. Ha lasciato Milano per questa città in cui ha trovato il suo equilibrio più intimo: tra manichini e forbici, bozzetti e tessuti in ogni sfumatura di bianco, replica ogni giorno una magia di ago, filo, pazienza e ispirazione.
Piazza San Francesco, 1, Bologna (Bologna)
L’architettura di un sogno
La luce che entra generosa dalla finestra affacciatata su una corte interna illumina lo studio nel quale Cecilia disegna i modelli; esclusivi e personalizzati sempre, a partire da prototipi che utilizza per aiutare le future spose nella scelta dello stile. Sarà questa sfilata di organza, di tulle, di eleganza ad accogliere gli ospiti di ApritiModa e da lì Cecilia comincerà il suo racconto per far seguire, direttamente tra i tavoli dove ogni giorno si lavora, tutti i passaggi che trasformano un tessuto in un abito da sogno.
Si potranno vedere le mani della ricamatrice impegnate in un delicato ricamo a filo, come accade quando si preparano intarsi per un abito, mentre la sarta che collabora con Cecilia mostrerà la manipolazione del tessuto e alcune fasi di taglio e di cucito sulle tele utilizzate per le prove. In questo atelier tutto è fatto a mano, dal disegno all’ultima asola; due settimane, pari a 80 ore di lavoro, sono il tempo minimo per la realizzazione di un capo. La ricerca, dai tessuti ai bottoni, è alla base di tutto fin dall’inizio, dieci anni fa, quando per farsi conoscere Cecilia lanciò dei modelli su Instagram, e la clientela cominciò ad arrivare da tutta Italia. La prima fu un’artista circense, una trapezista, nel cui abito Cecilia inserì dei merletti ereditati dalla nonna; poi venne la ragazza che voleva una stampa di fiori azzurri sulla gonna e poi tutte le altre future spose. Mai più di venti all’anno: il fatto a mano, con cura e con passione, chiede tempo e restituisce bellezza.
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